Roberto Baldini

Il blog

L’autocertificazione virale

Il dilemma dell’autocertificazione (qui il modulo da scaricare). Già, c’è anche questo, Sono incazzato e sconcertato. Incazzato perché a tutti i tg sento ripetere il servizio su “cosa si può fare e cosa non si può fare” dopo l’emanazione del decreto, come se davvero fosse difficile capirlo. E sconcertato, appunto, perché evidentemente sono ancora in troppi a non riuscire a capirlo. Si cerca di autocertificare l’incertificabile, in modo, appunto virale.

Vogliamo parlare delle due ragazze che hanno portato in giro il cavallo per le strade di Milano? O preferite il consigliere comunale di un paesino dalle parti di Vibo Valentia che teneva ancora aperta la sala scommesse? O quello che a Napoli ha sputato sul medico e infermiere mentre aspettava di farsi il tampone? C’è anche il gruppo di dementi che ha organizzato una partita di calcetto in un palazzetto al chiuso in Umbria, o il positivo beccato al super mercato. Più di duemila denunce, sette arresti. e chissà quanti l’hanno fatta franca. E questo solo nel primo giorno di decreto e autocertificazione.

Bene se la maggior parte degli italiani sembra aver capito, ma scusate ma che caspita bisogna dire di più di “state a casa” per sapere come bisogna comportarsi? Si, ci siamo mossi in ritardo tremendo sull’emergenza coronavirus, ma ora bisogna stringere i denti e difendersi. E non è il caso di dare colpe a nessuno perché voglio vedere quale premier avrebbe avuto il coraggio di fermare l’Italia prima che si raggiungessero queste cifre da guerra e si cominciasse a marciare a centinaia di morti e migliaia di contagiati al giorno.

Stare a casa, non avere contatti, è la sola cosa da fare, la sola che può salvarci. E stare più che attenti nei casi – previsti – in cui si debba uscire con l’autocertificazione: una visita medica urgente, comprare da mangiare, correre da un parente che necessita assistenza, portare il cane a far pipì, facendo il giro dell’isolato e non andando a fare trekking nel parco. Basta, è faticoso anche ripeterlo, non c’è niente da capire, bisogna fare così e basta. Come quando si deve correre nei rifugi per non restare sotto le bombe. Come quando durante un’alluvione bisogna abbandonare i piani bassi. A Firenze ne sappiamo qualcosa di allarmi dati in ritardo, e anche in quel caso non era facile. Non eravamo pronti, non sapevamo, non era mai accaduto in questo secolo.

Questo però era già accaduto. Il virus è diverso, ma un’epidemia è un’epidemia. Alle prime avvisaglie della contagiosità eccezionale registrata in Cina si dovevano vietare almeno gli ingressi da quel paese, diretti e indiretti. . Ma nessuno lo ha fatto, non noi, non gli altri paesi europei.Ci sarà tempo per riflettere, ma ora non c’è. Ora dobbiamo fare tutto quello che si può fare. E finalmente, a parte qualche imbecille, lo stiamo facendo. Finalmente. Sia pure con una grande angoscia dentro.

Un po’ li invidio i complottisti, quelli che ancora sottovalutano la Natura attribuendo la catastrofe virale ad attacchi alieni, al virus creato in oscuri laboratori, e naturalmente anche a un attacco Usa alla Cina e all’Europa, ché attaccare gli americani va sempre bene. E’ più comodo, più naturale, perfino più rassicurante avere qualcuno simile a noi con cui prendersela. Ma è un altro film. In questo conviene far tesoro di uno degli insegnamenti di Tzu Sun nell’Arte della guerra: “Sii dove il tuo nemico non è”.

Roberto Baldini

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: