Donald Trump, un anno in picchiata

Popolarità a picco per Donald Trump

Un anno fa  Donald Trump si insediava alla Casa Bianca. E i media americani, seguiti da quelli di tutto il mondo, si sono gettati su bilanci e statistiche. Per dire, sostanzialmente, che Trump è il presidente con la più bassa popolarità nella storia degli Stati Uniti. E quello che ora preme a tutti è capire perché.

Difficile liquidare tutto con  le gaffe, i toni sopra le righe, i gesti plateali,  le frasi condannate come quella  dei paesi-cessi (“shithole”, per dirla con lui) . Gi americani sono inclini a perdonare i comportamenti dei loro presidenti se la presidenza funziona nei fatti e negli atti.  Vedere al capitolo Clinton: un presidente indubbiamente superpopolare malgrado lo scandalo Lewinski, e questo perché sotto di lui l’America visse una felice stagione economica.  Lo stesso si potrebbe dire per Reagan mentre se la popolarità di  George W. Bush dopo un anno di presidenza era alle stelle si spiega con la circostanza che incarnasse la figura del leader supremo nell’ora del primo attacco subito dall’America sul suo territorio: gli attentati dell’11 settembre, come ben evidenzia questa tabella della Gallup appena pubblicata a corredo di un interessante studio dell’Ispi, L’istituto per gli Studi di Politica Internazionale

I dati Gallup sulla popolarità di Trump a confronto con gli altri presidenti

E Donald Trump quindi? Le promesse alla base della sua vittoria elettorale sembrano prendere forma mese dopo mese: la riforma fiscale, l’uscita dell’America dai trattati, il freno all’immigrazione, la rivendicazione forte di una sovranità nazionale, quasi un nuovo isolazionismo, che dovrebbe decretare la fine ufficiale del periodo “imperiale” portato allo stremo dal concetto di esportazione della  democrazia di Bush e dei suoi neoconservatori.

Eppure qualcosa non convince gli americani, e non si parla solo dei democratici, se è vero come è vero – lo sottolineava pochi giorni fa anche il Washington Post – che il presidente perde consensi (dal 90 al 58 per cento) anche tra  gli spettatori di Fox News, la tv  filorepubblicana che Trump ritiene la sola indenne dal confezionamento di fake news. E il New York Times rincara la dose: Donald perde consensi in modo trasversale tra conservatori e progressisti, vecchi e giovani, poveri e ricchi, cristiani ed evangelici, bianchi e neri.  Insomma, tutto fa pensare che si vada dritti verso una batosta per i repubblicani nelle elezioni di mid-term il prossimo Novembre.

I consiglieri del presidente avranno il loro daffare nelle prossime settimane per capire in profondità che cosa si è rotto veramente tra il presidente e il paese che lo ha voluto alla sua guida. E a meno che Trump non riesca con colpo d’ala attualmente non immaginabile a restituire agli americani il loro  sogno americano  e al mondo la fiducia in quello che un tempo si definiva il leader del mondo libero, tutto fa pensare che il tycoon prestato alla politica passerà alla storia come il presidente meno amato. Ma in America non si può mai dire…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *