Roberto Baldini

Il blog

La scomparsa del grigio

Non piace il grigio. Spesso lo si associa a cose noiose, o insipide, poco piacevoli, poco eccitanti. “Che giornata grigia”. “E’ un tipo un po’ grigio”. Eccetera. Deve starci così tanto sul gozzo che lo stiamo eliminando proprio dalle nostre vite. Che stanno diventando bianche e nere, ultimamente molto più nere.

Di sicuro io tendo all’umor nero, più che grigio, in questi giorni, quando mi capita di leggere insulti gratuiti, farneticazioni complottiste, offese tremende al pari di celebrazioni talebane e incensamenti a prescindere, sulla vicenda di Silvia Romano, o Aisha, come ha scelto di chiamarsi la ragazza rapita dai jihadisti in Africa e tornata a casa dopo un anno e mezzo convertita all’Islam.

Bianco o nero, come si diceva sopra. Non c’è più il grigio nei commenti, se si escludono quelli di un drappello di illuminati che però emergono a fatica tra i flutti dei social. E così Silvia è “una sciacquina che se l’è cercata”, una “che prima di darli a lei i soldi vanno dati a chi è in crisi per il Covid”, una “che dovrebbe vergognarsi a non togliersi la veste islamica”, una “che se voleva dare una mano poteva farlo alla Caritas in Italia”. Oppure, con spericolate generalizzazioni “una ragazza migliore dei suoi coetanei”, un”grande esempio di coraggio”, “una ragazza che è diventata sicuramente una persona migliore”.

Nessuno sa nulla di lei, ma tutti sanno tutto. Un po’ come sul Covid o su qualsiasi altro argomento. All’interno di questa cornice, bianca o nera, non c’è spazio per altri ragionamenti. Devi stare da una parte o dall’altra. O Silvia è un’ingrata o Silvia è un’eroina. Non puoi cercare di ragionare con la tua testa e porti dei dubbi. Se un missionario o un inviato di guerra che hanno vissuto sulla propria pelle la prigionia nei covi jihadisti ti parlano della situazione psicologica estrema in cui vieni a trovarti, danno “giudizi arbitrari”. Se, viceversa, si invita sommessamente a lasciare in pace una ragazza che riabbraccia la madre dopo 18 mesi, i Napalm 51 in servizio permanente effettivo cominciano a smitragliare sulla tastiera: “eh no, prima deve chiedere scusa per quell’abito”.

Si parla. Si straparla. Si blatera. Si offende. Si bestemmia. Basando le proprie conoscenze, nel 90 per cento dei casi, su qualche titolo a effetto senza essersi neppure affaticati a leggere le prime righe di un articolo, o ad ascoltare un’intervista per intero. E questa è la stessa gente che fino a ieri pontificava sull’esistenza o meno del virus, sui complotti della case farmaceutiche, sui virologi bravi e su quelli scarsi. Tutto al riparo della schermo azzurrognolo di un pc, senza mai esporsi, senza mai impegnarsi, senza mai aver visto da vicino ciò di cui si parla. Senza mai assumersi piena responsabilità per quello che si dice.

Ecco, responsabilità. E’ scomparsa anche quella insieme al grigio. Non so ancora se #andràtuttobene, non ne sono più tanto sicuro. Dovevamo uscire migliori da questa esperienza ma ci stiamo scannando fra noi più di prima. Calano i contagiati ma aumentano gli odiatori, gli ignoranti e gli imbecilli in modo esponenziale. Non so cosa sia meglio.

Bianchi e neri, come al tempo di Dante. Finirà che dovremo andarcene in esilio anche noi.

Roberto Baldini

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