Roberto Baldini

Il blog

Lombardia e Fase 2, la sottile linea rossa tra coraggio e follìa

Ha ragione Beppe Severgnini, che ho sentito qualche giorno fa a Otto e Mezzo. Gli attacchi che spesso si sentono nei confronti della Lombardia, sicuramente colpevole di non aver affrontato l’emergenza sanitaria con la dovuta fermezza, hanno quel malcelato sapore acidulo che sa di astio.

Non so se possa essere, come dice Severgnini, il classico fastidio verso i primi della classe. Non è da escludere. Ora è facile fare ironie sui primi della classe, di fronte all’ecatombe di Milano, Bergamo, Brescia: ma che la Lombardia sia la locomotiva d’Italia, che sia un nido di eccellenze in tanti settori, incluso quello sanitario, che da sola produca 1/5 del Pil nazionale (rapporto del Sole 24 ore ottobre 2019) non sono argomenti in discussione.

“Facciamo da soli”

Fatta questa necessaria premessa ed evitare malintesi, proprio lo status di eccellenza della regione-regina d’Italia dovrebbe indurre chi la governa a riflessioni più profonde prima di lasciarsi andare a isterismi dal vago sapore secessionista tipo “Lombardia e Fase 2, facciamo da soli”, con pressioni per riaprire il 4 maggio malgrado la prudenza di Roma.

Tutti i giorni, tutti i maledetti giorni, si contano 240, 230, 237 morti. La curva non cala, magari non aumenta, ma non è abbastanza. Non è questione di numeri assoluti ma anche di percentuali: non ci sono regioni che hanno il tasso di mortalità della Lombardia. Né in Italia né nel resto del mondo, America inclusa, eccezion fatta forse per New York, ma è un caso diverso.

Caos e accuse

In questi giorni si sono sprecate le riflessioni sul perché a Milano, Bergamo, Brescia, il virus abbia potuto accanirsi in modo così feroce. Le spiegazioni sono tante e prima o poi si riuscirà a fare chiarezza. Ma sul banco degli imputati c’è in primis l’assoluta impreparazione del sistema sanitario lombardo, il mancato rispetto di protocolli che esistono, il caos dei primi giorni, i medici di base abbandonati a se stessi, la mascherina di Fontana, le assurde rassicurazioni dell’assessore Gallera che riusciva a vedere dati positivi di fronte a numeri da bollettino di guerra. E ancora, la #milanononnsiferma del sindaco Beppe Sala, le cui scuse successive non hanno potuto evitare l’inevitabile disastro, la mancata istituzione di zone rosse che nessun governo avrebbe impedito.

Si è cercato di far chiudere la regione al Governo e poi lo si è accusato di aver chiuso troppo tardi – il che è verissimo – quando si poteva benissimo chiudere da soli: voglio vedere chi si sarebbe opposto a una decisione in tal senso del Governatore Fontana se avesse avuto gli attributi di prenderla. A oltre un mese dall’esplosione del Covid, siamo ancora a fare ipotesi su quanti positivi ci siano perché tamponi a tappeto non se ne fanno, e ancora non sono partiti neppure test sierologici, mentre la Toscana, ad esempio, ne ha già attivati 400mila (fermo restando che ci sono ancora molti dubbi scientifici sull’attendibilità di questi test).

#forzalombardia contro #commissariatelalombardia

Lombardia e Fase 2: nomi difficili da accostare. Non c’è da meravigliarsi se imperversano hashtag come #commissariatelalombardia, subito fronteggiato da un doveroso #forzaLombardia. Il problema è che entrambi sono dettati da motivi politico-ideologici, nulla hanno a che fare con valutazioni tecnico scientifiche sullo status dell’emergenza, che in questa Fase 1 prolungata dovrebbero essere l’unico faro da seguire per amministratori avveduti. Non a caso nelle ultime ore lo stesso governatore Fontana sembra avere ammorbidito i toni assicurando che per il 4 Maggio “decideranno gli scienziati”, posizione ben diversa dai proclami della prima ora.

La Lombardia vuole ripartire con le ormai famose “4D”: Distanza (almeno un metro di sicurezza tra le persone). Dispositivi (obbligo di utilizzare le protezione per tutti) . Digitalizzazione (Smart working obbligatorio per tutti coloro che possono). Diagnosi (Test sierologici, grazie alla ricerca del San Matteo di Pavia)”. Anche se quest’ultimo punto, lo accennavo sopra, è particolarmente delicato. Al di là delle diatribe legali (aziende concorrenti contestano l’affidamento diretto dei test alla Dia Sorin di Vercelli da parte della Regione) da più parti si sottolinea come i test sierologici allo stato attuale delle conoscenze su questo virus siano ancora non del tutto affidabili. L’ultimo documento molto critico in proposito è dell’AMCLI, l’associazione microbiologi italiani. In sostanza, non è detto che un soggetto che ha prodotto anticorpi rilevabili dal test sia già negativo e quindi innocuo per gli altri.

Scelte cruciali

Insomma, un buon piano teorico quello delle 4D, ma pericolosamente prematuro. Prima bisogna stabilire se e quante mascherine siano disponibili per i lombardi, capire quante aziende siano in grado di lavorare con lo smart working, accertarsi che bus, tram e metro possano garantire le distanze. E soprattutto, prima bisogna fermare questa strage tuttora in corso e attendere che il numero dei contagi scenda davvero in maniera decisa. Forse basta aspettare metà maggio. Forse no, vedremo. Ma una seconda ondata di contagi sarebbe uno Tsunami senza scampo. La Lombardia non potrebbe mai affrontare una seconda Fase 1.

Roberto Baldini

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: