Roberto Baldini

Il blog

NO, grazie

Ho considerato attentamente le ragioni del SI al referendum costituzionale del 20 settembre. E per questo voterò convintamente NO. 

Non c’è nessuna democrazia in pericolo, intendiamoci, come non c’era alcun pericolo di deriva autoritaria ai tempi del referendum di Renzi. Non è questo il punto. Il punto, a mio modestissimo avviso, è che una riforma costituzionale dev’essere, per l’appunto, una riforma costituzionale, non un colpo di scure vergato a caso con la scusa di risparmi che sembrano francamente irrilevanti nel bilancio di un Paese come il nostro. 

Renzi aveva proposto una riforma diciamo di tipo franco-americano, abolendo il bicameralismo perfetto – l’Italia se non sbaglio è il solo paese europeo dove il Senato ha gli stessi poteri della Camera – e trasformando la camera alta, ridotta a 100 membri rispetto agli attuali 320- in una specie di Senato delle Regioni i cui membri sarebbero stati nominati da Regioni e sindaci (e proprio questo, ovvero la mancata elezione diretta dei senatori, fu un forte motivo di opposizione alla proposta). Un po’ come in Germania, dove il  Bundesrat tedesco è nominato dai Lander, o in Francia, dove il Senato è eletto da 150.000 grandi elettori.

In ogni caso era una riforma, giusta o sbagliata che fosse, poi bocciata con il referendum del 4 dicembre 2016. Questo invece è un taglio di parlamentari al sapore antico di rivalsa popolare, con sfumature da Roma ladrona. E allora: ha senso modificare un aspetto così rilevante della Costituzione senza inserirlo nel contesto di una riforma costituzionale organica? Per me NO. Come molti provvedimenti d’origine grillina, dal reddito di cittadinanza ai navigator, non sono inseriti in nulla. 

Tra l’altro, una delle motivazioni più gettonate da parte di molti autorevoli fautori del SI è che “da qualche parte bisogna cominciare”. 
Capisco ma rispettosamente non mi adeguo. Nel senso che per me è molto meglio cominciare quando si ha un’idea di dove si vuole andare a parare, è importante anche partire col piede giusto. E’ chiaro che una vera riforma costituzionale dovrà verosimilmente includere anche un taglio della pletora di parlamentari che abbiamo: ma il loro numero andrà pur stabilito in base allo snellimento degli iter legislativi, alla definizione del ruolo del Senato, a un nuovo sistema elettorale… Insomma, si sente odor di casualità, e questo non va mica bene quando si parla di Costituzione.

Ma tant’è. Vincerà il SI perché la demagogia spicciola e generalizzante anti-casta del “dai, tagliamoli questi rubastipendi” – vince sempre in questo Paese. A prescindere. Però io resterò comunque convinto del mio NO. E poi ormai ci ho fatto l’abitudine a perdere le elezioni…

Roberto Baldini

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