“Terrorista ucciso, rischio rappresaglia”. E allora perchè si diffondono nomi e foto degli agenti?

Agenti sul luogo della sparatoria (foto dal sito dell’Ansa)

Francamente pazzesco. Sono assolutamente d’accordo con chi, come l’esperto di Difesa Gianandrea Gaiani intervistato da SkyTg24 , ha aspramente criticato il comportamento contraddittorio delle nostre autorità: da una parte annunciano possibili rappresaglie contro il nostro Paese dopo la sparatoria in cui è rimasto ucciso il terrorista di Berlino, Anis Amri; dall’altra diffondono serenamente le generalità e le foto dei due poliziotti coinvolti nello scontro mortale con il magrebino, precisandone anche gradi e posizione. Mancano solo gli indirizzi di casa e i numeri dei cellulari. Complimenti.

Più di un analista ha spesso osservato che l’assenza di attacchi diretti contro l’Italia da parte dell’Isis sia spiegabile con il fatto che il nostro Paese fino ad oggi non ha partecipato ad azioni belliche dirette – bombardamenti, forze speciali -contro l’esercito islamico. Per carità, non che ci sia da andarne fieri,  anche se un rapporto diciamo diverso del Belpaese con ambienti estremisti fa parte della nostra storia (basti ricordare il braccio di ferro di Craxi con gli americani per la consegna di Abu Abbas, il capo del commando palestinese che aveva sequestrato  l’Achille Lauro). E’ un dato di fatto: se è vero che l’Isis si muove sulla base del  “colpisco chi mi colpisce” , era ragionevole pensare che l’Italia finora rischiasse meno di altri Paesi europei in prima linea, come Francia o Germania.

Ora però un “soldato” dell’Isis cade sotto i colpi di un agente italiano dopo aver messo a segno uno degli attentati più sanguinosi e spettacolari compiuti in Europa. E diventa un martire: il quadro, evidentemente, cambia.

Sacrosanto rendere onore a due ragazzi in divisa che hanno fatto con coraggio il loro mestiere. Ma divulgarne addirittura i nomi e mostrarne le immagini, esponendo direttamente loro e le loro famiglie a possibili ritorsioni da parte di un qualsiasi cane sciolto, resta un’imperdonabile leggerezza. Insomma, la fretta di correre davanti alle telecamere a mostrare il “trofeo” ha prevalso sulla necessaria prudenza e riservatezza che la natura particolare di questo episodio imponeva. Inclusa l’urgente necessità di capire che cosa ci facesse Amri a Milano – e che legami avesse in città – prima di mettere in allarme i potenziali informatori….

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